“La guerra del panino libero a scuola”.

(… ancora sulla sindrome da accerchiamento genitoriale)

dalla pagina facebook di Paolo Sarti, pediatra di famiglia e consulente della Regione Toscana per l’educazione sanitaria.

Per la prima volta in Italia i supremi giudici amministrativi hanno dovuto esprimersi addirittura sulla libertà di portare il pasto da casa nelle scuole pubbliche! Un segno dei tempi…. bui! Un segno soprattutto di quanto si è perso quella che era una indispensabile collaborazione fra famiglia e scuola. Il Comune di Benevento perde la guerra del “panino libero” a scuola: dopo il Tar, anche il Consiglio di Stato infatti dà ragione alle 50 famiglie che avevano fatto ricorso contro il regolamento con cui il Comune, guidato dal sindaco Mastella, imponeva la mensa pubblica nelle scuole. Il Consiglio di Stato ha dato ragione alle lamentele delle famiglie perché si è ritenuta violata una loro libertà individuale: quella di nutrire i figli con i cibi da loro scelti, esattamente come avviene tra le mura domestiche, senza “scostamenti”.

Ma la scuola pubblica non dovrebbe essere un supermercato, dove ogni famiglia sceglie quello che vuole, dal cibo che i figli devono magiare, a cosa devono studiare, quali compiti fare… La scuola pubblica è appunto “pubblica” ed ha il grande compito di aprire la mente dei nostri figli alla società, mettendoli a confronto con le tante variabili del mondo attorno a loro; certo con l’attenzione e la considerazione delle proprie individualità ma non per farne un motivo di esclusione o all’inverso di supremazia ma per adattarle al vivere comunitario, alla condivisione; insomma: alla capacità di realizzare se stesso in una collaborazione di convivenza civile.

La scuola pubblica è occasione per conoscere e confrontarsi su ciò che non è “la tua famiglia”. Nel malinteso ruolo genitoriale di oggi, invece che cogliere questa preziosa occasione di crescita, si “accerchiano” i figli per una disastrosa protezione dalla vita “oltre la casa”, senza fortificarli, senza farli misurare con le proprie forze e consentirgli di sviluppare strumenti autonomi per la loro vita adulta.

La mensa scolastica deve essere parte integrante degli strumenti pedagogici. “Stare insieme”, “star bene insieme”: è uno dei traguardi formativi della scuola e nella sala mensa tutto ciò avviene.

Il momento della refezione scolastica è lezione teorico-pratica di convivenza civile, socializzazione, condivisione, senso di gruppo. Oltre che di galateo e buone maniere di cui i nostri ragazzi oggi sembrano del tutto sprovvisti. Il pasto a scuola è anche un momento educativo in cui si può prevenire la malnutrizione infantile (vedi l’obesità dilagante) attraverso iniziative di compartecipazione degli stessi bambini alla costruzione di un menù sano, nutriente e di qualità: un valido strumento di educazione alimentare e promozione di sani stili di vita.

Certo i Comuni devono assicurare e vigilare sulla qualità del cibo, sulle tabelle alimentari adattandole alle più recenti indicazioni del mondo scientifico. E se i genitori rilevano delle criticità, la soluzione è parlarne tutti assieme, con i docenti, la dirigenza scolastica… e non isolarsi cercando soluzioni solo per il proprio bambino, “proteggendolo della brutta mensa pubblica con un bel pasto da casa”. Le protezioni in una società civile si cercano per tutti. Le mense talvolta sono troppo gravose per i genitori, anche se comunque viene differenziato il contributo in base alle fasce isee. Io credo che, proprio perchè la mensa è parte della didattica, non dovrebbe avere un ulteriore costo se non quello delle tasse che tutti dobbiamo pagare per avere i servizi. Su questo dobbiamo lottare, non per far da sè col panino meno caro!

Il bambino che si porta il pasto da casa mangerà sano (forse) ma viene escluso dalla comunità dei suoi compagni. Rischia di ritenersi più bravo, “superiore” o all’inverso “sfortunato”, deprivato di cibi che altri compagni possono mangiare; non sviluppa curiosità alimentare: e la curiosità con la voglia di esplorare è un fattore di crescita e di grande intelligenza.

Io credo che questi genitori che hanno “vinto” la guerra del panino, in realtà abbiano perso un’ulteriore occasione di confrontarsi col loro compito genitoriale, e il loro compito non è quello di rinchiudere ii figli nella gabbia dorata della propria casa ma di aprirli al mondo. Già troppe generazioni sono state allevate così… e ne vediamo dolorosamente il risultato nella società odierna: un individualismo sfrenato, privi di senso di accoglienza e con una vera avversione per la “diversità”.